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Gian Bernardo De Rossi
Gian Bernardo de Rossi nacque a Castelnuovo il 25 ottobre 1742 da un'antica famiglia canavesana.
Egli passò un'infanzia serena e i genitori, notando che il loro figliolo dimostrava particolare ingegno e propensione allo studio, vollero dargli la possibilità di frequentare la scuola; dapprima a Bairo, poi, nel 1750 si reco a Ivrea dove seguì i corsi di grammatica e di retorica; in questo periodo iniziò ad interessarsi alla filosofia e alla teologia.
Lo studio della religione era per lui cosa molto importante, infatti approfondì i suoi studi nel seminario vescovile di Ivrea, per il primo anno e nelle scuole regie per il secondo anno.
Infine proseguì gli studi di teologia per altri due anni; volendo poi conseguire la laurea in teologia, nel 1762 si trasferì a Torino dove frequentò, fra le altre cose, lezioni di lingue orientali e si appassionò all'ebraico. Si laureò il 21 giugno 1766 ed il 9 novembre dello stesso anno fu consacrato sacerdote.
Dopo qualche anno ricevette la nomina a professore di lingue orientali all'Università di Parma e si trasferì con il consenso del re Carlo Emanuele III.
Egli arrivò a Parma il 15 ottobre del 1769 e l'accoglienza, da parte degli studiosi fu cordiale. L'orientalista viveva dunque sereno, infatti scriveva che i suoi "giorni erano lieti e felici, quando un improvviso accidente, un'improvvisa mortal malattia venne a turbarli, e poco meno che a reciderli".
Putroppo, verso la fine di novembre si ammalò causando non poche preoccupazioni ai suoi amici che si consultavano l'un l'altro incerti se convocare d'urgenza i parenti canavesani del teologo. Per fortuna, nel dicembre dello stesso anno egli superò la crisi successivamente guarì del tutto.
Che la salute del De Rossi non sia mai stata fiorente lo ammette lui stesso: soffriva di vertigini, di forti e dolorose cefalee, di saltuari svenimenti, di febbri intermittenti e di "altri sconcerti" ai quali non aveva trovato che "pochissimi rimedi"; tutto questo, tuttavia, non gli impedì di vivere sino alla tarda età di ottantanove anni.
Durante la sua permanenza a Parma il De Rossi, non solo non aveva dimenticato la patria, ma amava ritornarvi, infatti egli spesso chiese ed ottenne il permesso per recarsi a Villa Castelnuovo per trascorrervi il periodo estivo.
Dalle sue lettere sappiamo che trascorreva il tempo dei parenti che indubbiamente erano assai onorati della presenza di un così illustre familiare e, d'altra parte, la casa era anche in parte sua, ereditata dal padre e divisa tra i fratelli.
Sappiamo anche che si recava alle cerimonie religiose locali; infatti, il 5 agosto 1786 egli era "stato alla festa al Santuario della Madonna della Neve" e si proponeva di andare a San Lorenzo il giorno appresso.
Inoltre, durante il soggiorno in Piemonte, l'orientalista non mancava mai di andare a far visita al Sovrano, al quale portava in dono le copie delle proprie pubblicazioni, benevolmente accolto "con somma clemenza".
Durante la sua vita, il De Rossi, raccolse innumerevoli opere, manoscritti e codici di altissimo pregio, la cui importanza è dimostrata dal fatto che ricevette varie offerte da chi desiderava acquistarle, fra le altre quella di Pio VI; pare però che il semitista volesse cederle solo a chi gliene "avesse lasciato l'uso".
Si può, tuttavia, dire che egli fosse assai ben ambientato a Parma e che fosse colà trattenuto anche dall'impegno della sua preziosa raccolta che non si decideva a cedere.
La fama dello studioso, intanto, si era accresciuta in Italia come all'estero, tanto che con l'ordinanza del 17 gennaio 1819 fu nominato membro all'Accademia delle Scienze di Torino; ma ormai egli si sentiva stanco e già da tempo aveva scelto di ritirarsi.
Morì il 23 marzo del 1831, alle undici del mattino, nel Palazzo dell'Università nell'appartamento che si era riservato per sé.
Fu sepolto, come egli stesso aveva disposto, nella tomba che, all'età di ottantacinque anni circa, aveva acquistato nel cimitero di Parma.
Per taluni l'orientalista nelle sue "Memorie" cita e loda "le proprie opere spesso e alto troppo", per altri invece le valutazioni che egli fa delle proprie produzioni sono "lontane dall'orgoglio e dalla falsa modestia" e viene definito "il più grande ebraista dell'Italia cristiana".
In appendice alle "Memorie", si trova infatti un elenco che annovera ben 81 opere inedite e 41 opere stampate.
Questo è stato Gian Bernardo de Rossi:un illustre canavesano diviso tra Piemonte e Parma.
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