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Piero Martinetti

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Piero Martinetti
 
  • La Vita
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  • Le Opere di Piero Martinetti



  • Pier Federico Giuseppe Celestino Mario Martinetti nasce a Pont Canavese il 21 agosto 1872, figlio di un avvocato e di una donna di famiglia notarile. Dopo aver frequentato il liceo di Ivrea, si iscrive alla Regia Università degli Studi di Torino, dove, nel 1893, si laurea in filosofia.
    Dopo un soggiorno all'Università di Lipsia, inizia a lavorare come insegnante di filosofia nei licei di Avellino, Vigevano e Ivrea. Nel 1902 riesce a dare alle stampe un suo lavoro monumentale, la prima parte di una "Introduzione alla Metafisica", lavoro che gli permetterà di concorrere e vincere le cattedre di Filosofia teoretica e morale all'Accademia scientifico - letteraria di Milano.
    Nel 1926 presiede il VI Congresso Nazionale di Filosofia, ma per alcune polemiche sorte con alcuni agitatori politici fascisti e cattolici è costretto a scioglierlo dopo soli due giorni.
    Martinetti rappresenta, nei tormentati anni '20, una singolare figura di intellettuale "laico", distante tanto dalla filosofia accademica ufficiale, quanto dalla caleidoscopica mappa politico - religiosa dominante.
    Egli si occupa solo di filosofia "teoretica", in particolare "religiosa", che no può trovare compromessi con qualsivoglia "fede". E fu così che, quando il ministro dell'educazione nazionale, nel dicembre del 1931 impose ai professori universitari il giuramento al regime fascista, Martinetti fu tra i dodici che si rifiutarono recisamente fin dal primo momento. Dal 1932 alla morte egli si dedica esclusivamente allo studio personale della filosofia, ritirandosi nella casa di Spineto di Castellamonte, collaborando con vari articoli alla Rivista di Filosofia, traducendo i suoi classici preferiti e scrivendo i suoi capolavori, ormai tutti afferenti a tematiche filosofico - religiose.
    Conosce il carcere dal 15 al 20 maggio 1935 per la sua sospetta corrispondenza con intellettuali mal tollerati dal regime, in particolare con alcuni esponenti del movimento clandestino Giustizia e Libertà, a cui naturalmente non fece mai parte.
    Solo, ma sorretto dall'amicizia di alcuni ammiratori, colleghi, discepoli ed ex studenti, morì di polmonite nel vicino ospedale di Cuorgnè il 23 marzo 1943 all'età di 70 anni.

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