06/04/2003 Attualità e religione

Scoprirsi

Torino: sguardi sulla povertà in una provincia del benessere


Ega editore – TORINO - Collana Studi e Ricerche - Prezzo : 8,00
Torino porta dentro di sé più di una città. C'è la Torino curiosa che immagina e studia. La Torino industriale, quella che sta vivendo in prima persona la crisi della Fiat. La Torino olimpica che guarda con fiducia al turismo che verrà. E c'è anche la Torino che fatica.
La povertà nel territorio della provincia di Torino esiste. Ce lo dicono le cifre degli assistiti della Caritas, l'aumento delle domande per le case popolari, le file per i dormitori… Oggi il povero non è più soltanto il senza dimora, l'assistito cronico dei servizi sociali, il "reddito zero", il dipendente da sostanze, ma spesso povero è la persona cosiddetta "normale", travolta da un evento drammatico come la perdita del lavoro o l'occorrere di una malattia grave in famiglia.
Raccontare anche questa Torino vuole essere un modo per parlare di povertà in termini di sviluppo possibile, interrogandoci sul futuro che vogliamo per le nostre città.
Il volume nasce all'interno di un progetto-ricerca promosso dalle ACLI di Torino per comprendere meglio i cambiamenti nel mondo del lavoro e nei rapporti familiari e sociali.
RECENSIONI
OLTRE IL "CASO FIAT" MIGLIAIA DI CASI UMANI (da Famiglia Cristiana n. 43 del 27/10/2002)
Il libro si intitola Scoprirsi "senza"; è stato edito dal Gruppo Abele e condensa il bilancio di un’indagine svolta sul territorio dalle Acli negli ultimi due anni. Sedici interviste a personalità di varia natura (sociologi, economisti, uomini e donne, religiosi e laici, impegnati a diverso titolo nel volontariato), più alcuni saggi riassuntivi, per fornire, come dice il sottotitolo di copertina, "sguardi sulla povertà in una provincia del benessere".
Il libro cita con grande dovizia e lucidità cifre di oggi e tendenze per il domani, partendo da una considerazione di fondo, che va ben oltre la situazione contingente di Torino: che il cambiamento in atto nell’organizzazione del lavoro, con la flessibilità, la precarizzazione dei redditi, la riduzione dei costi, la chiusura di stabilimenti e la loro riallocazione altrove grazie alla globalizzazione dell’economia, generano insicurezza, sia fra i giovani sia fra i quarantenni-cinquantenni che perdono un posto e non sanno come, dove e quando ne troveranno un altro; con conseguenze per la famiglia, la demografia, gli investimenti privati e pubblici. In sintesi, con un aumento e una diffusione nuova della povertà anche in ceti (quello medio-basso, quello operaio) che fino a ieri si ritenevano "garantiti" almeno sul piano delle sicurezze minime di vita.

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