Di seguito le tappe che si incontrano sulla Via Francigena percorrendola da Pont St. Martin a Carema: la strada che si percorre è la "Strada delle Gallie" o "Strada Reale", così nominata a causa del grande transito che sopportava anticamente, qui si trovava una stazione di sosta con cambio dei cavalli, servizio di maniscalco e locanda in cui era pure attivo un forno per il pane; la locanda divenne poi, a fine ottocento, la famosa “Cantina delle Alpi”. La zona dispone di molte fontane pubbliche particolarmente apprezzate dai viandanti.
Ponte Romano (o "del diavolo")
Costruito nel I° secolo a.C., fino al 1836 è rimasto l'unico collegamento tra le due sponde del torrente Lys.
Casa del Pedaggio
Appartenuta ai Signori di Pont Saint Martin i quali esigevano sulle merci in transito, verso il Duchè d’Aoste, un pagamento; restano ben visibili i cardini del portone e i passanti in pietra.
Madonna della Guardia
Si incontra una volta scesi dal ponte: è una statua in pietra che indica con il dito il relativo Santuario verso Perloz e il ponte stesso.
Cappella Ferrata
Si trova nell'omonima frazione ed è dedicata a Sant'Erasmo. Già citata in un documento quattrocentesco, della Cappella si parla ufficialmente in un atto di visita pastorale del Vescovo nel 1557. Si ritiene che la chiesetta sia stata fondata dai monaci Benedettini e nel 1639 si trova già citata con il nome di “Capella Frà” che potrebbe significare appunto, con una certa attendibilità, fondata dai frati. Per cui il nome Cappella Ferrata, comparso solo nel 900, potrebbe probabilmente essere un errore di traduzione dal Piemontese all’Italiano.
A sostegno di questa tesi va ricordato che la frazione è tuttora denominata dalle popolazioni locali “Convento”. I dipinti della facciata settecentesca (periodo in cui l’ingresso fu creato verso la strada, mentre in origine era orientato ad est) vennero ricoperti nel 1928 dagli attuali. La porta d’ingresso è in noce scolpito ed è datata 1729 come i mobili della sacrestia. All’interno, una pregevole statua della Madonna con bambino del 1600 e due ostensori che contengono le reliquie di Sant’Erasmo, donate dal Vescovo di Gaeta. Sant’Erasmo è il protettore delle partorienti e dei malati di stomaco, in ricordo delle torture da lui subite.
Carema
L'abitato di Carema è situato in un’area storicamente di confine tra Italia e Gallia in epoca romana, tra Regno d’Italia e Regno Borgognone nel medioevo e tra Piemonte e Valle d’Aosta in epoca recente.
Alcune notizie storiche fanno risalire il toponimo Carema a “Cameram” cioè dogana: pare infatti che qui si pagasse un pedaggio sulle merci in transito dalle Gallie verso l’Italia e viceversa. La fertile conca Caremese è situata sulla sinistra orografica del fiume Dora Baltea, al riparo dai venti freddi e a ridosso della montagna con orientamento sud-ovest, queste condizioni hanno generato un microclima favorevole alla coltivazione e allo sviluppo della vite, la cui diffusione ha creato una radicale trasformazione del paesaggio. La creazione di terrazzamenti, con la costruzione di muri di sostegno e il secolare lavoro di trasporto di terreno fertile dalla parte bassa del territorio, ha prodotto il paesaggio unico che oggi vediamo, segnato dai caratteristici pilastri in pietra e calce detti “Pilun” che, oltre a fornire sostegno alle strutture delle ”topie”, hanno la funzione di immagazzinare il calore del sole durante il giorno e di restituirlo nella notte alle piante. Questo insieme d’interventi umani nei secoli ha permesso la coltivazione della vite dalla quale viene prodotto il famoso vino “Carema” considerato uno dei maggiori vini italiani e tra i primi piemontesi a fregiarsi della D.O.C. (denominazione di origine controllata).
Cappella di San Rocco
eretta nel XVII° Sec. in onore del Santo che protesse le popolazioni locali dalla peste. La particolare posizione in cui si trova la costruzione, offre una splendida visione sulla Conca Caremese. La cappella di San Rocco e la cappella Siei, posta sull’altro lato della valletta che ospita il centro abitato, sono considerate le due sentinelle della Conca Caremese.