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Ivrea Medievale
Castello di IvreaNel 1016 Eporedia (Ivrea) divenne uno dei maggiori comuni dell'Italia nord-occidentale con norme statutarie autonome.
La figura del console con compiti di natura politica, amministrativa e giudiziaria, era affiancato dal Consilium generale con compiti di strategie militari ed economiche.
Nominato dal consiglio ed investito dal vescovo, il podestà sostituì il console in qualità di garante della giustizia. La costituzione degli statuti contribuì a regolare la vita della comunità.

Nel XIII secolo la popolazione aumentò, sorsero organizzazioni economiche, sociali e militari e nacquero le corporazioni. Si intensificarono i contrasti tra il popolus ed il potere feudale.

Nella seconda metà del 1300 scoppiò la rivolta popolare in Canavese denominata Tuchinagium.
La sommossa ridusse i soprusi da parte dei nobili, conferì alla gente libertà sancite dagli statuti comunali, consentendo l'ascesa della borghesia delle arti e dei mestieri. Le rivolte popolari furono sedate dai Savoia.

Particolarmente importanti per la storia di Ivrea furono Amedeo VI di Savoia, il Conte Verde e suo figlio Amedeo VII, il Conte Rosso: il primo lasciò il castello, il secondo intervenne a placare la ribellione dei tuchini.
Furono anni complessi in cui i conti di Savoia dovettero scontrarsi con una situazione politico-sociale difficile: il potere temporale dei vescovi, l'ostilità della nobiltà canavesana.
Dopo mezzo secolo di tentativi rivoluzionari contro i Savoia, battaglie tra i feudatari per il possesso di castelli e terreni e tumulti cittadini, il 13 febbraio 1357 il vescovo di Ivrea ordinò ai suoi vassalli e sudditi di prestare omaggio e fedeltà al conte Amedeo di Savoia.

In quello stesso anno iniziarono i lavori per la costruzione del castello.
Il potere dei Savoia si consolidò sempre più. Ancora rivolte, pestilenze e scontri caratterizzarono gli anni fino al 2 maggio 1391 quando si raggiunse l'accordo tra i rappresentanti delle comunità, i nobili e il Conte Rosso, che divenne il signore incontrastato.



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