colore giallo paglierino, brillante; profumo fine, vinoso e caratteristico; sapore secco, fresco e caratteristico
Servire a
8-10 °C
Abbinamenti
Antipasti, pesce, risotti e primi piatti, carni bianche
G.B.Croce (1606) scriveva: «Elbalus è uva bianca così detta, come Albaluce; fa li grani rotondi, folti e copiosi, ha il guscio, o sia scorsa dura: matura diviene rosita e colorita e si mantiene su pianta assai: è buona da mangiare, e a questo fine si conserva: fa li vini buoni e stomacali».
Dell'Erbaluce di Caluso si hanno le prime notizie nel 1606 in un libro di Giovan Battista Croce, gioiellere di Sua Altezza il Duca Carlo Emanuele I, e ancora nel Calendario Georgico del 1798. È il primo bianco Piemontese ad aver ottenuto la Denominazione di Origine Controllata. Deve il suo nome dall'uva da cui deriva, che in autunno si accende di riflessi caldi di vivo rame, leggermente rosati. È un vino che non abbisogna di invecchiamento
Per una migliore degustazione, il bicchiere in cui servire l'Erbaluce deve essere di vetro liscio e sottile, di fine cristallo e con l'orlo ampio.
E' un vino di lusso dal colore che va dal giallo oro all'ambrato scuro, il sapore è dolce, delicato, armonico, pieno e vellutato
brillante; profumo etereo, delicato e caratteristico; sapore dolce, . E' un vino di luss
Servire a
16-20 °C Come aperitivo, servire fresco di cantina sugli 8-10°
Abbinamenti
Perfetto per i dolci, soprattutto torte farcite e zabaglione
L'origine di questo vino si trova nella notte dei tempi.
In origine lo si classificava tra i vini liquorosi e da dessert, oggi si tende ad accompagnarlo anche ai cibi salati e ai formaggi.
Nel 1855 ottenne la medaglia d'Oro all'esposizione di Parigi, venne premiato nel 1887 all'esposizione vaticana e in molte altre mostre internazionali.
Si ottiene vinificando le uve Erbaluce, con eventuali aggiunte di Bonarda locale (massimo 5%), dopo un appassimento protratto fino al primo febbraio successivo alla vendemmia. È il risultato della vinificazione di grappoli sani accuratamente scelti e sottoposti ad un appassimento naturale, sia appendendoli singolarmente, sia ponendoli su graticci al fine di favorire l’evaporazione dell’acqua presente nell’acino e la conseguente concentrazione degli zuccheri. Deve essere invecchiato almeno 4 anni, 5 anni per la menzione "Riserva".
Per una migliore degustazione, il bicchiere in cui servire il Passito deve essere di vetro liscio e sottile, di fine cristallo, preferibilmente a calice o panciuto.
colore dal giallo oro all'ambrato scuro, brillante; profumo etereo, delicato e caratteristico; sapore dolce, armonico, pieno e vellutato
Servire a
16-20 °C
Abbinamenti
dessert o formaggi piccanti, quali gorgonzola o roquefort
Si ottiene dal Caluso passito con l'aggiunta di alcool o acquavite di vino oppure mistella. Viene invecchiato almeno 5 anni. In questo periodo possono essere aggiunte percentuali di vini di diverse annate, per migliorarne la qualità