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Defendente Ferrari

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È ritratto di schiena mentre dipinge la ”Deposizione”, unica sua opera rimasta nel Duomo di Chivasso.

La Storia

Anche di Defendente Ferrari non si conosce nè la data di nascita nè quella di morte.
Da un registro di conti, già appartenente alla Confraternita del Gesù, operante presso la Chiesa della Madonna degli Angeli del 1600, sappiamo che i "Ferrari" avevano la casa, e quindi molto probabilmente anche la bottega, nei pressi dell'attuale palazzo Santa Chiara: agli inizi del 1600 viveva ancora un nipote del Defendente, un certo Andrea che si qualificava "pittore".

Defendente Ferrari fu attivo in Chivasso a partire dalla fine del 1400 alla metà circa del 1500 e la suafami- !Iia, da genrazioni, esercitava nella nostra Città la professione di orafo.
Da un contratto stipulato il 3 giugno 1333 ed ancora conservato negli archivi del nostro Comune, sappiamo che ad un "Franceschino Ferario" era stato concesso dalla Credenza di Chivasso la facoltà, per due anni, di pescare l'oro nel fiume Orco.

Francesco Ferrari, padre del nostro celebre pittore, fu un abilissimo cesellatore e lavoratore dell'oro: il suo capolavoro sembra la bellissima Croce a stilo conservata ancora oggi nel museo del Duomo di Biella.
I quadri del Defendente Ferrari sono numerosissimi ed il primo porta la data del 1509: essi sono sparsi un po' ovunque in tutto il Piemonte. A Chivasso è rimasta solamente la bellissima pala della deposizione che ora, restaurata, si trova esposta sopra un altare della navata sinistra del Duomo (destra per chi entra in Chiesa).

Di questo esimio pittore il Borla non parla: nel Settecento e nell'Ottocento i suoi quadri erano confusi con quelli firmati da Albrecht Durer, pittore tedesco (1471 -1528), attivo anche in Italia, soprattutto in Piemonte.
La scoperta del nostro pittore è opera del Padre Luigi Bruzza, vercellese, il quale, nel 1858, rovistando le "Carte d'Archivion del Comune di Moncalieri", trovò uno strumento notarile che affidava "al Maestro Defendente De Ferraris (sic.!) da Chivasso, pittore, l'incarico di dipingere l'ancona per l'altare maggiore di Sant'Antonio di Ranverso". Da allora il nome del Ferrari entrò degnamente nella storia dell'arte italiana.

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