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La storia di Chivasso


Dal 1164 al 1695

Nel cerchio è indicata la posizione originale del Monolite di ChivassoPrincipale centro del basso Canavese, la città di Chivasso sorge 23 chilometri a nord-est del capoluogo di provincia: Torino.
Il suo vasto territorio è pianeggiante ma a sud, oltre il fiume Po, confina con le verdi colline del Torinese e del Monferrato: non per nulla il nome dell’insediamento, secondo lo studioso P. Massia (1909), deriva dalla voce tardolatina clivaceus, che significa “luogo prospiciente la collina”.
Oltre il Po, altri corsi d’acqua che bagnano il territorio chivassese sono due tributari del “re dei fiumi”: i torrenti Orco e Malone.

La storia dell’insediamento in età romana e altomedievale rimane velata da nebbie.
Inizieremo dunque il nostro excursus dal 1164, anno importante per Chivasso: infatti, quello che dev’essere un povero villaggio di pescatori fluviali - raccolto intorno alla primitiva chiesa collegiata di San Pietro - viene infeudato dall’imperatore Federico Barbarossa alla stirpe degli Aleramici, marchesi del Monferrato.
Questa dinastia sa approfittare della nodale posizione geografica del nuovo feudo, che risulta infatti collocato lungo le vie che dalla Francia, oltrepassando i valichi alpini e attraversando la Pianura Padana, conducono in Lombardia per giungere infine a Roma.
I marchesi dotano Chivasso di un poderoso castello dove spesso risiede la loro corte, di fortificazioni e torri di vedetta, di una zecca (1307), di corsi d’acqua artificiali detti “rogge”, di numerosi conventi ed edifici sacri - fra cui la nuova chiesa collegiata di Santa Maria -, nonché della facoltà di tener fiere e mercati.

Quando, nel 1435, la città passa dalla dinastia dei Paleologi - subentrati da un secolo agli Aleramici - a casa Savoia, non perde tuttavia la propria importanza come centro di mercanti e artigiani: basti dire che, nell’ultimo quarto del Quattrocento, vi fiorisce l’ancor giovane arte della tipografia; basti ricordare, inoltre, l’attività dei prestigiosi plasticatori, argentieri e intagliatori del legno operosi fra queste mura,e soprattutto dei pittori: alludiamo in particolare al grande casalese Giovan Martino Spanzotti, che qui tiene bottega dal 1502, nonché a Defendente Ferrari - chivassese di stirpe - attivo fino agli anni Quaranta del Cinquecento.
La prima metà del XVI secolo è caratterizzata da pestilenze e saccheggi da parte dei mercenari svizzeri e dei Lanzichenecchi: a completare il tragico quadro si aggiunge, nel 1536, l’occupazione delle truppe francesi. Nel 1542 gli invasori transalpini atterrano tutti i borghi fuori le mura.
Alcuni anni dopo la pace di Cateau-Cambrésis (1559) Chivasso torna sotto i Savoia cui rimane, nelle avversità, sempre fedele: per questo merito è insignita dai sovrani dei titoli di città (1690) e di contessa di Castelrosso (1695).

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 La storia di Chivasso
  • Dal 1164 al 1695

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