Dal punto di vista gastronomico, i minuscoli dolcetti chiamati “nocciolini” sono il simbolo di Chivasso: li si trova in vendita in numerosi negozi della città, e addirittura in loro onore è stata istituita una festa, che si svolge per le vie del centro a metà giugno.
Hanno quasi duecento anni di storia: il loro inventore fu il maestro pasticcere Giovanni Podio, intorno al 1810.
“Colui che ebbe una parte determinante nella valorizzazione e nella diffusione su larga scala di questa tipica specialità”, come nota il commendator Mario Bertolino, attuale titolare del brevetto dei nocciolini, fu però il genero del Podio, Ernesto Nazzaro.
Il cavalier Nazzaro fece conoscere i dolcetti chivassesi all’Esposizione Universale di Parigi del 1900 - e in quell’occasione ricevette anche un attestato di merito - nonché all’Esposizione di Torino del 1911; per essi, nel 1904, ottenne il brevetto col relativo marchio di fabbrica rilasciato dal Ministero del Commercio del Regno d’Italia. Lo stesso Vittorio Emanuele III di Savoia concesse all’intraprendente produttore chivassese il titolo di “fornitore della Real Casa”, e analogamente si comportarono i duchi di Genova.
Il primo nome della specialità fu quello di “noisettes”: voce francese che significa, semplicemente, “nocciole”. Il nome “nocciolini” comparve negli anni Trenta del Novecento: si era infatti nella cosiddetta Era Fascista, e le direttive del regime imponevano di depennare i termini stranieri.
Ancor oggi alcune pasticcerie del centro chivassese producono artigianalmente i nocciolini, seguendo la ricetta ottocentesca. I dolcetti vengono venduti in confezioni di vario tipo, ma soprattutto nell’ormai classico sacchetto di carta rosa: a utilizzare per primo questo involucro, in sostituzione delle scatole metalliche usate precedentemente, fu il pasticcere Luigi Bonfante che - circa vent’anni fa - ebbe il merito di commercializzare i nocciolini a livello nazionale. Sempre i Bonfante hanno da poco diffuso una versione “gigantesca” del prodotto: i “noccioloni”.
Ma come viene realizzata l’antica specialità chivassese? Lasciamo la parola ad un esperto; come scrive il già citato commendator Mario Bertolino (1997), gli ingredienti sono soltanto tre: “Nocciole Piemonte naturalmente sgusciate e tostate al punto giusto, zucchero e albume d’uovo; il tutto opportunamente raffinato e impastato da speciali macchine. L’impasto viene poi portato a densità colante e immesso entro apposita macchina colatrice che provvede a stillare, in appositi fogli di carta paglia speciale, tante piccole goccioline, che devono essere lasciate asciugare per circa quindici o venti minuti e poi passate in forno per la debita cottura. I piccoli gustosi dolci vengono successivamente racchiusi negli appositi sacchetti a tutti ben noti [...]. Va fatto rilevare che i nocciolini sono igroscopici e pertanto soggetti a deterioramento, quindi vanno conservati sempre chiusi nei loro contenitori”.
Un abbinamento che esalta il gusto dei dolcetti chivassesi è quello con la crema tipicamente subalpina detta zabaione: non per nulla, nel 1982 è nata - nella cittadina canavesana - la Confratèrnita dël Sambajon e djj Nocciolini, associazione che si prefigge lo scopo di valorizzare la secolare tradizione gastronomica del luogo.
Una tradizione gastronomica d’un certo interesse è, infatti, quella locale; basti pensare che un pane in tutto simile ai nostri attuali “grissini” è attestato per la prima volta proprio nella nostra città, nel 1643; annotò infatti l’abate fiorentino Rucellai di essersi fermato a Chivasso in quell’anno, durante un viaggio verso Parigi, e di avervi gustato “una novità, sebbene di stravagante forma, vale a dire del pane quale è lungo più di un braccio e mezzo e sottile a similitudine d’ossa di morti” - la notizia è stata pubblicata in un volume di A. Virgilio (1931) -.