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Le città |
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Le città della Valchiusella
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| Issiglio |
Issiglio, comune di 402 abitanti, dista 50 chilometri da Torino e 15 chilometri da Ivrea; il centro abitato è situato ad una altezza di mt.484 sul livello del mare, su di un rialzamento alla destra del torrente Savenca, principale affluente del torrente Chiusella.
L’architettura degli edifici è alpestre: tetti in lose, balconi con le caratteristiche lobbie in legno, archi canavesani, mura massicce costruite con pietra locale. E’ confinante con i comuni di Vistrorio, Vidracco, Rueglio, Castelnuovo Nigra, Castellamonte e Alice Superiore; il suo territorio, con una superficie di 5,58 kmq, si estende fino all’altezza massima di mt.950 sul livello del mare.
L’origine del nome è dibattuta: Bertolotti, noto studioso canavesano, fa riferimento al toponimo “ISILY” che sta per luogo prossimo ai corsi d’acqua; secondo il Serra il nome Issiglio è di provenienza gallica “ISSEL” che sta a indicare centri abitati nel basso, in tardo latino “ISSELLI”, coloro che vivono in basso.
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| Lugnacco |
Il territorio di Lugnacco è situato su un terrazzamento morenico confinante a nord con i comuni di Pecco ed Alice Superiore e a sud con quelli di Quagliuzzo e Parella; ai fianchi risulta stretto da Vistrorio, Loranzè, Fiorano.
La sua altitudine varia sensibilmente dall’altezza minima di mt. 245 ai mt. 540 dell’abitato e fino alla quota di mt.2000 nella sua isola amministrativa ubicata tra alpeggi Saler e Moriondo, a nord-ovest di Rueglio. Il Bertolotti nella sua opera ”Passeggiate nel Canavese” sostiene che il nome di Lugnacco è di origine celtica composto da:LUN (indicante nell’antico idioma gallico luogo acquatico) e dalla desinenza ACCO (significante fiume).
Tale è il sito di Lugnacco e maggiormente acquatico doveva essere stato nei tempi remoti, tenuto conto della geologia dei suoi contorni. E ancora, Bovis riporta che esistono diverse interpretazioni; per cui secondo alcuni il toponimo di Lugnacco deriverebbe da LUG, antichissima divinità solare celtica associata ai riti della fecondità e della fertilità.
Secondo altri avrebbe invece a che fare con una divinità lunare venerata anticamente in tale località. Il rinvenimento di un menhir non è sufficiente a suffragare un’ipotesi piuttosto che l’altra. Infatti, se è vero che il menhir aveva a che fare con le cerimonie propiziatrici della fertilità e della fecondità, le quali, presso i nostri antenati celti avevano un nume tutelare, è altresì vero che alla luna si attribuiva un ruolo analogo e altrettanto importante
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