Eutelia: i dipendenti sul tetto per chiedere lavoro e prospettive
di Marco Campagnolo
Come sempre più spesso succede in Canavese cambiano i nomi, ma la crisi è sempre la stessa. Erano Olivetti, sono diventati Getronics, poi acquisiti da Eunics, che viene poi assorbita dalla capogruppo Eutelia e adesso sono Agile. Ma le persone sono sempre le stesse, solo un po’ più anziane e molto più disilluse.
Ieri erano sul tetto della loro sede, al Business Park Dora Baltea, per protesta. Dopo solo due mesi dall’ultimo passaggio di proprietà, e di denominazione, non solo nulla è cambiato, ma anche peggiorato.
Da luglio non si vedono gli stipendi e, nemmeno, i rimborsi Irpef. Non solo. Anche le bollette cominciano a non essere pagate e agosto è trascorso passato senza aria condizionata, “tagliata” per morosità. Addirittura la bolletta elettrica è stata pagata da un privato: unico modo per non vedersi togliere la corrente e non poter più lavorare.
Sì: lavorare…
Perché la cosa che può sembrare quasi assurda è che la protesta di ieri è durata poco, circa una quarantina di minuti e poi tutti in ufficio a parlare con clienti, a tenere attivo l’help desk, a mantenere viva l’azienda e l’attività.
«Noi dipendenti continuiamo a lavorare per mantenere le commesse – spiega la delegata sindacale Mariella Rapetti -, perché molte nostre attività sono bloccanti e se scendessimo sotto lo standard contrattuale troppo a lungo i clienti (dalla Rai a ministeri, a, addirittura, la rete di monitoraggio degli accordi di Shengen, n.d.r.) potrebbero recidere i contratti. La cosa che più ci preoccupa è che sembra che solo noi si sia interessati a tenere i clienti!».
Ma anche se tutti cercano di tenere a galla la barca, l’impressione, il timore, che ieri serpeggiava, e che a volerla vedere affondare sia la proprietà stessa.
Già la vendita aveva suscitato dei dubbi. Se infatti Eutelia non versava in buone acque, almeno aveva un capitale infrastrutturale (reti di fibra ottica) elevato. Addirittura ci sono voci che la Wind sia interessata a rilevarla.
Invece la nuova azienda non solo non sarebbe quotata, ma farebbe capo a una srl uninominale con un capitale sociale basso: in caso di fallimento i dipendenti non riuscirebbero mai a recuperare quanto gli spetta.
Che lo scopo finale di tutto questa storia, che dura ormai da due anni (nella sua ultima incarnazione Eutelia), possa essere alla fin fine il fallimento e un’operazione da “prendi i soldi e scappa” ormai non viene più solo sussurrato, ma detto apertamente.
L’azienda non esiste praticamente più. Ai lavoratori non dà informazioni sulla propria situazione, o quando le dà risultano essere o false o superate il giorno dopo. E intanto molta gente soffre: «C’è chi ha mutui da pagare – raccontava Rapetti -. Ci sono casi in cui tutti e due i coniugi lavorano qui, e così la famiglia si ritrova da due mesi senza alcun reddito ...».
Ed è triste pensare che la maggioranza assoluta delle persone ieri sui tetti ha visto tutta la parabola discendente dell’Olivetti. Gente che in moltissimi casi ha ormai un’età che li esclude virtualmente dal mercato del lavoro (le ultime assunzioni sono del 1992), per quanta esperienza possano avere.
E in tutto questo istituzioni e politici latitano. «Dopo la cessione ad Agila sono scomparsi tutti, con il messaggio sottinteso “Ora il vostro problema è risolto, non agitatevi più” – è lo sconfortato racconto della delegata sindacale -. E noi non ci siamo agitati. Per qualche mese abbiamo dato credito. Abbiamo aspettato di vedere cosa sarebbe successo. E non è successo nulla. Ora cercheremo di richiamare tutte quelle istituzioni, tutti quei politici, che ci avevano espresso solidarietà… vedremo».
E così si rimane in contatto telefonico con le altre sedi del gruppo: Roma, Torino, Milano, per decidere i prossimi passi, per capire come smuovere l’interesse. Ma la crisi Eutalia pur avendo origini lontane, ormai si intreccia con altre situazioni causate dalla crisi mondiale in atto. «Parlavo stamani con un collega della sede di Roma – racconta una delle manifestanti -. Sarebbe stata loro intenzione occupare il Campidoglio, ma non hanno potuto… c’erano già altri lavoratori di altre aziende prima di loro!».
L’ultima nota a margine di tutto questo è che nel giro di pochi giorni Localport, così come gli altri organi di informazione della zona, si è dovuto occupare di crisi aziendali, alcune nuove altre che ciclicamente (anche se con nomi diversi) tornano sempre uguali e sempre diverse: Ribes informatica, Omnia