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Cronaca - Canavese - 09/06/2011
L’operazione “Minotauro” fa tremare il Canavese
di k.o. © La Gazzetta del Canavese-f.d.
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È un enorme tabellone ad illustrare l’imponenza dell’operazione “Minotauro”, presentata ieri al Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Torino. Un faldone di 2542 pagine, più 52 pagine di soli capi di imputazione, è quello che va a comporre l’ordinanza del Gip: 191 indagati, 148 misure di custodia cautelare in carcere, 2 arresti domiciliari. I provvedimenti di custodia cautelare sono stati tutti eseguiti (uno anche in Francia) tranne sei, di cui due latitanti da tempo, per cui di fatto restano non eseguiti solo 4 provvedimenti, le cui ricerche sono tuttora in corso.
E poi ieri mattina un arresto in flagranza di reato, una persona oggetto di perquisizione sorpresa con 100 grammi di cocaina.

Sono questi i numeri di una operazione condotta principalmente dai Carabinieri e sfociata in arresti, perquisizioni e sequestri (con l’acquisizione di 5 pistole e di un manoscritto con formule rituali di affiliazione all’ndrangheta), a cui si è innestata un’operazione di carattere patrimoniale della Guardia di Finanza, e della Dia, che ha portato al sequestro di ingenti beni per un enorme importo.

Tra gli arrestati Nino Battaglia, segretario comunale di Rivarolo Canavese e Nevio Coral ex Sindaco di Leinì. Ben sei le 'ndrine: a Cuorgnè, Salassa, San Giusto, Volpiano e Chivasso, le cosche malavitose infiltrate soprattutto in campi come l’edilizia a nord di Torino (Borgaro e Cuorgnè).

A sintetizzare 5 anni di attività investigativa, svolta dai Carabinieri, il Col. De Vita. «Un’attività che abbiamo visto crescere, mese dopo mese, con tutta una serie di sforzi enormi – ha sottolineato - condotta da uomini straordinari, ma con mezzi ordinari, con le risorse che ci competono, e resa possibile grazie all’impegno ed alla tenacia degli stessi. Un’attività condotta senza mai tralasciare la domanda di sicurezza del cittadino, che necessita quotidianamente di una nostra presenza, e di una nostra risposta. C’è veramente tanta passione, nel lavoro svolto, tanto senso dello Stato, delle Istituzioni, tanta voglia di dare delle risposte in questa Italia.» Ed il ricordo è andato a due militari che nel 2008 sono caduti in servizio durante due operazioni antidroga. «A loro – ha detto – dedico questo risultato.»

Al tavolo accanto al Col. De vita, il Procuratore Giancarlo Caselli, la Guardia di finanza, la Dia, le tre Procure di Torino, Reggio Calabria e la Procura Nazionale Antimafia. Un’operazione che ieri mattina ha visto impegnati mille uomini, 350 veicoli, ed ha potuto contare sulla collaborazione del Comando di Torino, Chivasso, Ivrea, Rivoli, Venaria, Reggio Calabria, Modena, Milano.

Soddisfazione è stata espressa dal dott. Patrono della Procura Antimafia per un’operazione condotta all’insegna della totale collaborazione, e scambio di informazioni tra forze di Polizia e Direzione antimafia. «Quella di oggi – ha commentato Patrono - è la riprova che la mafia nata al sud, sta cercando di occupare spazi sempre maggiori specie in regioni ricche come il Piemonte, e questo suscita allarme, ma sappiamo anche che oggi la mafia si può combattere con risultati eccellenti, e questa operazione non è che un inizio, un’occasione per dare un colpo risolutivo per liberarci della criminalità organizzata, che può essere combattuta avendo fiducia nella Magistratura e Polizia Giudiziaria.»

L’inizio dunque di una storia di collaborazione per infliggere alla criminalità organizzata colpi sempre più pesanti. Nel corso della conferenza stampa è stato sottolineato come nella realtà l’enorme tabellone che riassume l’attività di indagine sintetizzi un lavoro di anni sul quale i Carabinieri del Nucleo Informativo di Torino, della Compagnia di Ivrea e di Rivoli hanno iniziato a lavorare seguendo tre distinte indagini, denominate “Bobtail”, “Canavesana Connection” e “Signorina” che, nate sul territorio da attività diverse di tentata estorsione, si sono fuse in questa operazione che ha consentito di trovare la strada per arrivare a individuare i connotati dell’associazione a delinquere di stampo mafioso presente a Torino e nella provincia.

«Questa indagine – ha sottolineato il dott. Alessandro Ausiello, responsabile della Direzione Distrettuale - ha permesso di delineare una struttura verticistica, ordinata secondo una gerarchia di poteri, funzioni e ripartizione di ruoli degli associati, con una forza di coesione basata non più tanto su vincoli di parentela, caratterizzata da una impermeabilità verso l’esterno che passa anche attraverso l’uso di linguaggi convenzionali»

Ecco che il termine “locale”, così come è stato sottolineato, non è un termine astratto, ma quello con cui gli ‘ndranghetisti definiscono la struttura organizzativa di base dell’ndrangheta, cioè il luogo e il sodalizio che si radica in un territorio piuttosto che in un altro; mentre il termine “dote” rappresenta una sorta di “grado” conferito all’affiliato che da la misura del ruolo occupato all’interno del sodalizio.

Le principali imputazioni, così come sottolineato dal procuratore Generale Caselli sono: la 416 bis “’ndrangheta”, un’ ipotesi di 416 ter “voto di scambio”, detenzione e porto abusivo di armi, favoreggiamento di latitanti, traffico di droga anche internazionale, attribuzione fittizia della titolarietà di imprese per eludere le misure di prevenzioni patrimoniali, truffe, false fatturazioni.

Pista ancora da verificare, ma sulla quale i carabinieri stanno indagando, sono gli accordi tra malavitosi e politici. In vista delle elezioni ciascun candidato aveva la possibilità di entrare in contatto con i membri dell’organizzazione per un supporto elettorale, coscienti, secondo i pm, dell’influenza che gli affiliati sono in grado di svolgere, nella rete dei calabresi.

Tra i nomi noti, citati nei fascicoli dell’indagine, ma non indagati, ci sono quelli del Sindaco di Rivarolo, Fabrizio Bertot, del suo collega di Castellamonte Paolo Mascheroni e quello dell’Assessore regionale Claudia Porchietto.

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