Suoni, immagini e parole di una mattinata irreale. La mattinata dell’addio a don Stefano Fogliato e a Mauro Celani, vittime, giovedì scorso, di un assurdo incidente stradale.Il primo suono a colpire, in piazza del Duomo, è il silenzio. La piazza è gremita, ma tutto tace, dai volti e dagli occhi delle persone si leva solo una domanda: “Perché”?
L’immagine è quella della compostezza. La compostezza marziale del picchetto d’onore della Polizia di Stato e quella degli amici, dei colleghi che sono venuti per l’ultimo saluto. Soprattutto, la compostezza dei famigliari delle due giovani vittime: il loro è un dolore dignitoso e signorile.
Poi, il suono sommesso del motore dei carri funebri che giungono in piazza, il suono della tromba che saluta i caduti e gli sguardi che accarezzano e accompagnano i due feretri in una Cattedrale che stenta a contenere tutti.
Le parole: sono quelle di Monsignor Arrigo Miglio, tornato dalla Sardegna per officiare questa cerimonia funebre: «Il nostro cuore spezzato è la misura della piccolezza della nostra fede di fronte al mistero della morte. Tanti volti, qui oggi, significano tanti ricordi, ma anche la consolazione nel vedere quanto don Stefano e Mauro fossero apprezzati dalle autorità e dagli amici».
Con Monsignori Miglio, sull’altare, ci sono il Vescovo emerito Monsignor Bettazzi e il Vescovo di Pinerolo, il canavesano Monsignor De Bernardi. Nei primi banchi le autorità: i Sindaci, i rappresentanti delle Forze dell’Ordine e delle Istituzioni. In forma privata, accanto al Sindaco di Ivrea Carlo Della Pepa, anche l’ex Ministro Carlo Giovanardi, che era legato a don Stefano da un rapporto di amicizia.
Ed è ancora Monsignor Miglio a parlare a nome di tutti i presenti: «Ognuno di noi, in questi giorni, ha fatto suo il grido biblico di Giobbe: “Dio, spiegami perché mi sei nemico!”. Un grido che è il nostro, di fronte al dolore e alla sofferenza di questo strappo troppo improvviso».
Un messaggio che da biblico diventa monito concreto e attuale: «Questo deve essere il grido della società civile contro l’irresponsabilità che macchia le nostre strade di troppi mazzi di fiori e sembra dilagare sempre più».
Poi c’è spazio per ricordare le caratteristiche di don Stefano e Mauro: «Ricordiamo la loro generosità, il loro impegno, il loro amore per la patria. Senza “se” e senza “ma”. Questo sacrificio ci sproni a portare nuovi frutti per la nostra società e la nostra terra, sul loro esempio».
Poi, le note della tromba che intona il “Silenzio”.
Poi, la cerimonia finisce. Don Stefano e Mauro negli ultimi quattro giorni sono sempre stati vicini: nell’auto coinvolta nell’incidente, nelle fredde stanze dell’istituto di medicina legale, nella camera ardente dove hanno ricevuto la visita di migliaia di persone, in Duomo per la cerimonia funebre. Ora le loro strade si separano per sempre: il feretro di Mauro parte alla volta di Aosta, per la cremazione; quello di don Stefano si dirige verso la natia Chivasso per la sepoltura.
Addio.

Il Vescovo Miglio riceve i due feretri

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