Al termine delle investigazioni, durate diversi mesi, sono state denunciate dodici persone, sequestrati oltre 90mila pezzi, tra capi ed accessori di abbigliamento contraffatti, quattro autoveicoli e un garage adibito a deposito.
«In casi del genere – spiegano dagli uffici delle Fiamme Gialle -, la merce sequestrata, una volta confermata la contraffazione dei marchi e delle etichette apposte, viene materialmente distrutta, perché potrebbe risultare nociva per la salute dei consumatori, o anche solo per eliminare ogni possibilità remota che sia in qualche modo reimmessa nel mercato».
Questa volta, però, si tratta di prodotti che, una volta rimossi i segni falsi delle note griffe, possono essere tranquillamente utilizzati, essendo comunque ben confezionati. Da qui l’idea di un uso per scopi benefici, destinando i vestiti ad organizzazioni di volontariato che tutti i giorni cercano di dare un minimo di conforto a persone bisognose.
La consegna dei capi è stata salutata con favore dai rappresentanti delle associazioni coinvolte nell’iniziativa, specie in un periodo di così diffusa difficoltà economica.
Armati di pazienza, aghi, forbici e taglierini, i volontari del Gruppo Abele, del Cottolengo e del Sermig, con i militari della Guardia di Finanza, sono stati impegnati a rimuovere, uno ad uno, il marchio applicato sui singoli articoli e consentire a centinaia di assistiti di ricevere scarpe, giacche, maglie o giubbotti nuovi.
A oggi ne sono stati consegnati circa duemila; altri verranno donati nei prossimi giorni.

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