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Cultura - Tavagnasco - 16/07/2012
Gli Architanghi del Teatro Regio a Tavagnasco
di Marco Campagnolo
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Serata dedicata alla musica di gran pregio, quella di oggi, lunedì 16 luglio, alle 21,30, in piazza del Municipio a Tavagnasco. Per la rassegna “Tavagnasco Tradizione Sport e Cultura” si esibiscono su un palco montato per l’occasione, gli Architanghi del Teatro Regio di Torino. I musicisti propongono un viaggio immaginario attraverso un mare di note che attraversa la vecchia Europa fino a costeggiare le Americhe, passando per melodie popolari di tutti i luoghi intrecciate in un unico grande quadro musicale che unisce, sotto la sapiente guida del direttore di scena e musicale, un ensemble di archi e percussioni accompagnati da un incantevole soprano.

Immaginate di trovarvi in mezzo all’Oceano – distese d’acqua all’orizzonte – e di farvi cullare dallo sciabordio delle onde. La nave ha da poco lasciato il porto e il viaggio può avere inizio. Un grande bastimento vi accompagnerà in luoghi lontani, attraverso mari di suoni, in un itinerario che dalle Americhe arriva fino alla cara vecchia Europa, fondendo prosa, poesia e melodie popolari, siano esse atlantiche o mediterranee. Ad intrecciare il tessuto narrativo, saranno un eccentrico “Grandirettore” di scena, un ensemble di archi e percussioni, e un ammaliante soprano.

Se si può dire che ogni concerto ben ideato sia una sorta di viaggio nei luoghi, fisici o mentali, che la musica racconta, i concerti degli Architanghi lo sono in un senso un po’ più stretto: questo gruppo di strumentisti del Teatro Regio, appassionatissimi di cultura latinoamericana, da qualche anno propone serate pensate come veri e propri itinerari esplorativi, che si snodano attraverso le terre dell’America del Sud, ma anche attraverso la storia di quei popoli e dei personaggi che ne hanno segnato le sorti. Per il concerto della scorsa stagione il tema ispiratore erano i diari di viaggio di Ernesto Guevara e Alberto Granado, anche alla base del film I diari della motocicletta di Walter Salles, con Gael García Bernal.

Il successo è stato tale da convincere gli Architanghi, oltre che a incidere questo programma in cd, a inventarsi un nuovo viaggio, con una storia ancora più articolata, quasi una sceneggiatura; il titolo del concerto è OceanoTango: si tratta di vari episodi musicali collegati dalla lettura di testi, che rievocano le grandi migrazioni verso il Sud America che hanno caratterizzato l’inizio del ventesimo secolo.

E anche in questo caso non può non venire in mente il film di Emanuele Crialese Nuovomondo, Leone d’argento a Venezia e candidato all’Oscar. Per gli Architanghi l’oceano è evidentemente l’Atlantico, che separa l’Europa e l’Italia dalle Americhe, e che rappresenta il viaggio verso una nuova vita.

Questo viaggio è ricostruito attraverso le musiche di autori i cui nomi sono italiani: Astor Piazzolla, Enrique Mario Francini. Ma ci sono anche un klezmer di origine ebraica, un brano greco di Theodorakis e Ma se ghe pensu, la canzone genovese che racconta tutta la nostalgia degli immigrati italiani per la loro terra. Perché il Sud America ha accolto moltissime culture diverse, e se è vero che il tango è nato a Buenos Aires, è altrettanto vero, come dicono gli argentini, che per fare un buon tango servono un chitarrista spagnolo, un violinista ebreo e un cantante italiano.

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