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Sport - Ivrea - 20/07/2012
Stefano Braghin: «Devis Mangia ct dell’Under 21: una scelta coraggiosa»
di Federico Bona
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«Una scelta coraggiosa, controcorrente e, a mio avviso, azzeccata». Così Stefano Braghin, Eporediese, ex direttore generale dell’Ivrea Calcio, oggi responsabile del settore giovanile della Juventus, giudica la nomina di Devis Mangia, ex allenatore arancione, a Commissario tecnico della Nazionale Under 21.

Mangia è stato sulla panchina dell’Ivrea nell’ultima stagione prima della “scomparsa” della squadra: guidò gli Arancioni verso una faticosa salvezza in C2, prima di essere esonerato, a tre giornate dal termine del campionato, per lasciare la guida ad Alessandro Castagna.

L’allenatore di Cernusco sul Naviglio era arrivato a Ivrea forte delle esperienze alla guida del Varese (due promozioni in due anni) e della Tritium (con un positivo secondo posto nel CND). Dopo l’annata in Arancione, è stato un anno alla guida della Valenzana, poi è tornato a Varese per allenare i giovani della Primavera, vincendo il girone B (davanti a Inter, Atalanta e Milan), conquistando poi la finale, dove ha perso al cospetto della Roma. Lo scorso anno ha esordito in Serie A alla giuda del Palermo, riscuotendo consensi pressoché unanimi, prima di essere esonerato dal presidente “mangia-allenatori” Zamparini.

«Non ho potuto lavorare con Mangia – ricorda Braghin – perché la mia esperienza all’Ivrea si concluse poche settimane dopo la sua nomina, fatta in accordo con Andrea Zucco. Ho però dei ricordi molto positivi di Mangia, sia come tecnico che come uomo. All’epoca puntammo su di lui conoscendone le capacità e apprezzando la sua cura del dettaglio e le sue conoscenze tecniche».

Mangia siederà sulla panchina che, negli ultimi anni, è stata di Ciro Ferrara, Pierluigi Casiraghi, Claudio Gentile e Marco Tardelli, tutti tecnici con un ricco palmares da giocatori, mentre il neo tecnico azzurro vanta solo qualche stagione da portiere nelle giovanili del Cernusco e dell’Enotria. «Fa parte della scuola di Arrigo Sacchi – prosegue Braghin -, che ha caldeggiato la sua candidatura in Federazione. Ed è la dimostrazione del motto sacchiano “Non è necessario essere stati cavalli per diventare buoni fantini”. Sono convinto che la sua esperienza nelle squadre di club e il lavoro svolto in molti settori giovanili gli permetterà di fare bene anche in Nazionale».

Braghin è piacevolmente sorpreso dalla “svolta” della Federazione: «Il nostro è un calcio piuttosto conservatore: mi fa piacere che abbiano puntato su un allenatore non “di nome”, ma di sicura concretezza. E non posso negare un po’ di orgoglio nel vedere, su una panchina così prestigiosa, una persona alla quale abbiamo dato la prima chance professionistica».

E, in chiusura, Stefano Braghin coglie l’occasione per levarsi qualche sassolino dalla scarpa: «Quell’Ivrea, evidentemente, non era così scalcagnata come qualcuno sosteneva allora: Mangia in Nazionale, Caparco nella Serie A rumena, Rosso e Murante che hanno conquistato la Serie B con la Pro Vercelli, Nicco e Bertani che, a parte le disavventure con il caso calcioscommesse hanno raggiunto buoni livelli… evidentemente era un gruppo con delle buone potenzialità».

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