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Parlamento elegge gli otto membri laici del Csm
Roma- Il Parlamento ha eletto gli otto membri laici del Csm. Andranno a Palazzo dei Marescialli Nicolò Zanon (712 voti), Glauco Giostra (706), Annibale Marini (694), Bartolomeo Romano (681), Filiberto Palumbo (680), Michele Vietti (652), Guido Calvi (647) e Matteo Brigandì (627).

La maggioranza richiesta era di 530 voti, i tre quinti sugli 882 votanti. Le schede disperse sono state 53, le bianche 16, le nulle 8. Al finiano Nino Lo Presti, in un primo tempo indicato dal Pdl ed escluso dalla candidatura all'ultimo momento, sono andati 102 voti. Hanno ottenuto preferenze anche Vittorio Grevi (39), Gustavo Zagrebelsky (32), Franco Cordero (31), Vincenzo Scordamaglia (17).

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, esprime ''vivo apprezzamento per lo sforzo convergente e responsabile dei gruppi parlamentari di maggioranza e di opposizione che ha consentito di conseguire il risultato auspicato''.

La cerimonia di commiato dei componenti del Csm uscente e, a seguire, la seduta d'insediamento del Consiglio nella nuova composizione avranno luogo sabato mattina al Palazzo del Quirinale.

Sono stati dunque eletti tuti i candidati indicati dal Pdl, Pd, Udc e Lega. La maggioranza aveva presentato l'ex presidente della Consulta Annibale Marini, l'avvocato Filiberto Palumbo, il costituzionalista Niccolò Zanon e il professor Bartolomeo Romano, consigliere giuridico del ministro della Giustizia Angelino Alfano. Saltato all'ultimo il nome del finiano Nino Lo Presti. «Nino Lo Presti non è stato escluso dalla lista dei candidati Pdl per il Csm perché finiano. Non era in pole position. Abbiamo scelto di valutare persone di alto profilo e laicità. Lui aveva un profilo troppo politico» ha immediatamente spiegato il ministro della Difesa e coordinatore nazionale del Pdl, Ignazio La Russa, parlando alla Camera.

Per la Lega Matteo Brigandì. Già difensore di Umberto Bossi e di altri big del Carroccio in molti processi, Brigandì si è sempre occupato del tema della giustizia. Fino a qualche ora fa i leghisti puntavano su Mariella Ventura Sarno, già componente del Csm nella consiliatura 2002-2006. Il nome di Brigandì pare sia saltato fuori in zona Cesarini, dopo una telefonata tra Silvio Berlusconi e il Senatur.

A Palazzo dei Marescialli andrà quindi Michele Vietti dell'Udc e i democratici Guido Calvi e Glauco Giostra. L'assemblea dei parlamentari del Pd aveva votato nella mattinata di ieri una proposta degli Uffici di presidenza, passata con 4 no e 6 astenuti su oltre 300 votanti.

I no sono stati di Ignazio Marino e Giovanni Bachelet. Tra gli astenuti, Roberto Della Seta, Luigi Lusi, Albertina Soliani, Felice Casson e Rosa Villecco Calipari: «L'astensione non era sulle persone ma sul metodo e il percorso scelto la decisione», ha spiegato la vice presidente del gruppo Pd della Camera.

Mentre Marino spiega il suo no: «Dario Franceschini sostiene che si sia trattato di rispetto della Costituzione e non di spartizione politica? Davvero ci vuole convincere che i nomi siano stati decisi da 50 parlamentari Pd? Si tratta di una colossale bugia, perché nel partito non c'è stato alcun confronto».

La scelta di Marino e degli altri parlamentari che non hanno votato a favore dei candidati non è piaciuta al segretario del Pd Pierluigi Bersani: «Non si possono accettare, al momento del voto, posizioni difformi dalla decisione comune. Questo per un basilare principio di lealtà verso i parlamentari che hanno partecipato alla discussione e alla votazione finale».

(30/07/2010 - in collaborazione con AdnKronos)

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