'Cibo spazzatura' nel mirino dei governi di Danimarca, Francia e Stati Uniti
Roma-
Dal 'cibo spazzatura', principale responsabile dell'epidemia di obesità del mondo occidentale, una risorsa economica per i governi in cerca di finanziamenti per la sanità o per altri comparti in difficoltà. Non c'è solo il ministro della Salute italiano, Renato Balduzzi, a pensare ad una tassa per bibite zuccherate ed alcool. In Europa la Danimarca - Paese che in realtà non ha grandi problemi di obesità - ha fatto da apripista, introducendo nel 2011 la tassazione sugli alimenti con oltre il 2,3% dei grassi saturi, con l'obiettivo di utilizzare le risorse per ridurre le imposte sul lavoro.
Ma nonostante lo scopo nobile e condiviso nel Paese, non sono mancate le polemiche, legate alle riduzione dei consumi, con le critiche in particolare dei produttori, che denunciano scarsi risultati della normativa. Anche la Francia ha tassato, dall'inizio dell'anno, le bibite con zuccheri aggiunti, un modello seguito largamente nella bozza del 'decretone' del ministro Balduzzi. Oltralpe, infatti, l'imposta, pesa sui produttori che pagano 7,16 euro ogni 100 litri commercializzati, ma anche sui consumatori che pagano 11 centesimi in più per lattina.
Il ricavato della tassa, circa 280 milioni l'anno secondo le stime del precedente Governo (che l'ha introdotta), è destinato a coprire le spese per Welfare e settore agricolo. Ma il balzello non ha convinto i francesi che, in un recente sondaggio, hanno espresso nella stragrande maggioranza (92%) il dubbio che serva solo a riempire le casse dello Stato senza benefici reali per i servizi sociali. Bevande nel mirino anche in Ungheria, dove è prevista una tassa per quelle non salutari che contengono oltre 20 mg di caffeina ogni 100 ml.
In Gran Bretagna, invece, si è parlato più volte di possibilità di tassare il 'cibo spazzatura', soprattutto in funzione anti-obesità, e di aumentare le tasse sull'alcol. Ma per il momento Governo ha solo vietato la pubblicità delle merendine in tv e sui giornali. Più complessa la situazione degli Stati Uniti, dove alle tendenze salutiste, fortemente sostenute da Michelle Obama, si contrappone un forte spirito di tutela delle libertà individuali. Molti Stati, comunque, hanno già adottato norme per scoraggiare il junk food. Emblematico il caso di New York, dove il sindaco Michael Bloomberg sta conducendo una decisa battaglia contro gli stili di vita scorretti.
All'inizio dell'estate Bloomberg ha proposto una contestatissima norma, per il bando delle bibite gassate e zuccherate in taglia maxi. Se la proposta sarà approvata, da marzo 2013 spariranno le bottiglie e bevande alla spina extra-large. Ma le buone intenzioni del primo cittadino newyorkese non sembrano essere particolarmente gradite, secondo un sondaggio dell'università di Quinnipiac. Oltre il 54% degli abitanti della 'grande mela' e' totalmente contrario alla riduzione della grandezza di lattine e bottiglie.
Il sindaco, soprannominato 'tata Bloomberg', è accusato di essere ossessionato dal salutismo tanto da mettere in discussione la libertà di scelta del singolo. All'inizio dell'estate, dopo l'annuncio della misura per limitare l'uso delle bibite, il Centro per la libertà dei consumatori (Center for Consumer Freedom) aveva pagato un'intera pagina del New York Times, dove accanto alla figura di Bloomberg vestito da bambinaia, campeggiava la scritta «I newyorkesi hanno bisogno di un sindaco non di una tata».